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Scrittura e dediche

Cosa scrivere in un libro dei ricordi: guida pratica con esempi

8 min di lettura

Un libro dei ricordi è un quaderno che raccoglie, nel tempo, i momenti di una vita o di una relazione — non solo fotografie, ma le parole che le spiegano: perché quel giorno contava, cosa si diceva allora, chi era quella persona prima di diventare quella che conosciamo adesso. Serve esattamente a questo: a fissare cose che altrimenti si perdono, perché la memoria, lasciata a sé, sfuma i dettagli e conserva solo un'impressione generica. Scrivere "eravamo felici" non basta a ricordare come eravate felici. Il libro dei ricordi esiste per quel "come".

La difficoltà, quasi sempre, non è nel gesto — comprare il quaderno, decidere di iniziare — ma nel momento in cui ci si siede con la penna in mano e ci si accorge che "scrivi qualcosa di bello" non è un'istruzione sufficiente. Cosa, esattamente? Con quali parole? In che ordine? È lì che la maggior parte dei libri dei ricordi resta a metà, con tre pagine compilate nel weekend d'entusiasmo iniziale e il resto bianco per anni.

TL;DR — la struttura consigliata

Un libro dei ricordi funziona meglio quando ha delle sezioni riconoscibili, anche se non vengono riempite nell'ordine in cui sono elencate. Ecco quelle che reggono meglio nel tempo:

  • Origini e infanzia — da dove viene questa persona o questa storia, prima dei ricordi diretti di chi scrive.
  • Tappe importanti — gli eventi che hanno segnato un prima e un dopo: trasferimenti, incontri, decisioni, perdite.
  • Aneddoti — gli episodi piccoli, spesso comici o imbarazzanti, che nessuno racconterebbe in una biografia ufficiale ma che sono i più veri.
  • Frasi ricorrenti — le espressioni, i modi di dire, le battute che tornano sempre e che, da sole, evocano la persona.
  • Fotografie — non come riempitivo, ma accompagnate da una riga che spiega cosa sta succedendo fuori dall'inquadratura.
  • Lettere o messaggi — pagine scritte direttamente alla persona, non su di lei: il punto in cui il libro smette di raccontare e comincia a parlare.

Non serve completarle tutte, né in quest'ordine. Serve sapere che esistono, così che quando non si sa cosa scrivere si può scegliere una sezione precisa invece di fissare il vuoto.

Cosa scrivere in ogni sezione: esempi concreti

Origini e infanzia

Qui non servono le date da anagrafe — quelle si trovano altrove. Serve il contesto che rende comprensibile tutto il resto: che casa era, che clima si respirava, quali abitudini si sono formate presto e sono rimaste per sempre.

Sei nata in una casa con troppi libri e troppo poco riscaldamento, e forse è per questo che ancora oggi leggi sotto le coperte invece che al tavolo.

Prima che io nascessi, i tuoi genitori vivevano in tre stanze sopra una farmacia. Non l'hai mai raccontato come un sacrificio — solo come il posto in cui hai imparato a stare zitta quando c'era un cliente sotto.

Tappe importanti

Le tappe sono facili da elencare e difficili da rendere vive. Il trucco è non limitarsi al fatto — "ci siamo sposati nel 2015" — ma aggiungere cosa si pensava in quel momento, prima di sapere come sarebbe andata.

Il giorno del trasloco pioveva così forte che abbiamo portato le scatole di corsa ridendo come idioti, e solo dopo, seduti per terra tra gli scatoloni bagnati, ci siamo resi conto che era la prima casa vera che avevamo.

Quando hai lasciato quel lavoro nessuno pensava fosse la scelta giusta, nemmeno tu, credo. Ma ricordo la faccia che avevi la prima mattina senza sveglia: era la faccia di qualcuno che aveva ragione.

Aneddoti

Gli aneddoti sono la sezione più sottovalutata e spesso la più preziosa: sono ciò che fa ridere chi rilegge, anni dopo, ed è il ridere — non il commuoversi — che a volte racconta meglio l'affetto.

Quella volta che hai insistito per guidare tu in montagna "perché conosci la strada" e ci siamo persi per due ore, continuando a discutere su chi avesse ragione mentre il navigatore ripeteva "recalculating".

Ti sei presentato al colloquio con la cravatta al contrario e l'hai scoperto solo guardando le foto, mesi dopo. Il lavoro comunque te l'hanno dato.

Frasi ricorrenti

Ogni persona ha frasi che ripete senza accorgersene, e sono spesso più identificative di qualunque descrizione. Basta annotarle quando tornano, con il contesto in cui saltano fuori.

"Tanto lo sistemo dopo" — detto prima di ogni disastro domestico degli ultimi vent'anni, e in effetti, quasi sempre, lo sistemava.

Ogni volta che qualcuno si lamentava del tempo, tu dicevi "non esiste il brutto tempo, esiste il vestito sbagliato". L'hai detto così tante volte che ormai lo diciamo anche noi, senza nemmeno accorgercene.

Fotografie

Una foto senza contesto invecchia male: tra qualche anno nessuno saprà più chi sono le persone ai bordi dell'inquadratura, o perché quel giorno si rideva così tanto. Basta una riga sotto la foto, ma deve dire qualcosa che la foto da sola non dice.

Questa è stata scattata due minuti prima che il vento portasse via il cappello di nonno nel lago — motivo per cui, in ogni foto successiva, lui lo teneva con una mano.

Non si vede, ma dietro il fotografo c'eravamo tutti noi, in fila, ad aspettare il nostro turno per lo stesso scatto davanti a quella porta.

Lettere o messaggi diretti

Questa è la sezione in cui il libro cambia registro: da racconto a discorso diretto. Qui ci si può rivolgere alla persona in seconda persona, come in una lettera vera, e dire cose che nel resto del libro restano implicite.

Ti scrivo questa pagina sapendo che la leggerai tra anni, forse quando io non ci sarò più a spiegartela. Voglio che tu sappia che ogni sera in cui mi hai aspettato senza fare domande valeva più di qualunque discorso che avrei potuto farti.

Se questa sezione ti mette in difficoltà — capita spesso, perché scrivere in prima persona a qualcuno è più esposto che raccontare fatti — nel nostro articolo su come scrivere una dedica che emoziona trovi una guida più mirata proprio a questo tipo di scrittura diretta e breve.

Gli errori più comuni quando si compila un libro dei ricordi

Scrivere troppo generico. È l'errore più diffuso, e nasce quasi sempre dalla fretta o dall'imbarazzo: si scrive "è stato un anno bellissimo" invece di raccontare cosa, esattamente, lo ha reso bellissimo. Il test è semplice — se una frase potrebbe valere per qualunque anno di qualunque persona, va riscritta con un dettaglio che appartiene solo a voi.

Essere troppo cronologici e poco emotivi. Un libro dei ricordi non è un archivio di date. Se ogni pagina si limita a "nel tal anno è successo questo", il risultato è un elenco, non un racconto — e gli elenchi non emozionano nessuno. Meglio poche tappe raccontate bene che dieci anni riassunti in due righe asciutte ciascuno.

Dimenticare la propria voce. Molti, quando scrivono, cercano di imitare un tono "da libro" — più solenne, più letterario di come parlano davvero. Il risultato suona finto, e chi legge se ne accorge subito, anche senza saperlo spiegare. Il libro dei ricordi funziona meglio quando somiglia a come chi lo scrive parla nella vita reale: con le sue esitazioni, le sue battute, persino le sue imperfezioni grammaticali, se fanno parte del suo modo di raccontare.

Aspettare il momento "giusto" per scrivere. È un errore silenzioso ma frequente: si rimanda perché non si ha abbastanza tempo, o perché si pensa di dover scrivere una pagina intera in un'unica seduta. In realtà il libro dei ricordi si compila meglio a frammenti — due righe oggi, un aneddoto la settimana prossima — e questi frammenti, sommati, valgono più di una pagina scritta di fretta per "finire" una sezione.

Quando manca il tempo (o le parole): farselo scrivere da chi lo sa fare

C'è un limite oggettivo in tutto questo: scrivere bene richiede tempo, e non tutti hanno la scioltezza per trasformare un ricordo confuso in una pagina che si legge volentieri. Capita spesso a chi vorrebbe regalare un libro dei ricordi per un genitore, un compagno di una vita, un figlio che sta per lasciare casa — ma si blocca proprio davanti alla pagina bianca, con tanti ricordi in testa e nessuna idea di come metterli in ordine.

È qui che entra in gioco un servizio come Storyamo: invece di scrivere da soli, si condividono i ricordi — aneddoti, frasi, fotografie, anche solo appunti sparsi — attraverso una commissione, e da lì nasce un racconto scritto su misura, con la struttura e il tono di un vero libro dei ricordi, ma senza il peso di doverlo scrivere pagina per pagina. Chi riceve il testo ottiene esattamente ciò che un libro dei ricordi dovrebbe essere: una storia vera, raccontata con cura, che si può conservare e rileggere.

I formati disponibili sono pensati proprio per questo tipo di regalo: la versione Digitale a 69€ per chi vuole un testo pronto da leggere e condividere, il Cartaceo a 159€ — il più scelto, perché un libro dei ricordi, per sua natura, chiede di esistere anche come oggetto fisico da sfogliare — e la versione Premium a 299€ per chi cerca una rilegatura e una cura editoriale ancora più ricercate. Prima di scegliere, può essere utile dare un'occhiata a alcune storie già raccontate, per farsi un'idea concreta del risultato finale.

Non è un modo per evitare lo sforzo emotivo di ricordare — quello resta, ed è anzi il punto di partenza della commissione. È un modo per non far dipendere la qualità del racconto dalla propria abilità nello scrivere.

Domande frequenti

Da dove si comincia a scrivere un libro dei ricordi?

Non dall'inizio cronologico, quasi mai. Conviene partire dal ricordo che viene in mente con più facilità in questo momento — un aneddoto, una foto, una frase che torna spesso — e scriverlo subito, prima che sfumi. Le sezioni si riempiono meglio fuori ordine.

Quanto deve essere lungo ogni ricordo scritto?

Non c'è una lunghezza obbligata: alcuni ricordi stanno bene in due righe, altri hanno bisogno di mezza pagina. La misura giusta è quella che basta a far capire perché quel momento contava, senza allungarlo con dettagli che non aggiungono nulla.

È meglio scrivere da soli o coinvolgere anche altre persone?

Dipende dal libro. Se è dedicato a una persona sola, spesso ha più forza se a scrivere sono in più — fratelli, amici, nonni — ognuno con la propria voce e i propri ricordi, anche diversi tra loro. Le versioni discordanti di uno stesso episodio, a volte, sono la parte più bella da rileggere.

Cosa fare se non si ricordano bene le date o i dettagli esatti?

Non è un problema. Un libro dei ricordi non è un documento storico: se una data è approssimativa o un dettaglio è ricostruito a memoria, va benissimo scriverlo così, magari con un "mi pare fosse..." che aggiunge persino autenticità. Conta molto di più la sensazione vera che la precisione assoluta.

Un libro dei ricordi si può ancora modificare o completare dopo averlo regalato?

Sì, ed è spesso il senso stesso del regalo: molti libri dei ricordi vengono donati parzialmente vuoti, con l'intento esplicito che chi li riceve continui a scriverli nel tempo, magari coinvolgendo altre persone. Se invece si preferisce un testo già completo e curato fin dall'inizio, la strada di un racconto scritto su commissione — come quello che proponiamo su Storyamo — risolve esattamente questa esigenza.

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