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In memoria

Ali di gioia

Per Matteo, in ricordo di Max

L'inizio di tutto

C'era qualcosa di magico nell'aria quel sabato mattina di aprile. Forse era la primavera che esplodeva dopo un inverno troppo lungo, forse era l'eccitazione che vibrava tra Laura e Marco mentre guidavano verso il canile fuori città. Erano sposati da due anni, vivevano in un appartamento luminoso al terzo piano di un palazzo anni Settanta, e per mesi avevano parlato di come quella casa, pur essendo perfetta, sembrasse troppo silenziosa.

Il canile era una struttura bassa, circondata da campi verdi che si perdevano verso le colline. L'odore pungente colpì Laura appena scese dall'auto, ma non era un odore sgradevole. Era vita, nella sua forma più cruda e onesta. I latrati si sovrapponevano in una sinfonia caotica, ogni cane che cercava di dire: "Guardami, scegli me, portami via da qui."

Una volontaria li accolse con un sorriso stanco ma genuino. "Avete già un'idea di cosa cercate?" chiese, mentre li guidava tra i box. Loro avevano detto che volevano un cane di taglia media, giovane ma non cucciolo, tranquillo ma giocoso. Avevano fatto ricerche, letto articoli, preparato liste. Ma tutte quelle certezze svanirono quando arrivarono davanti al box numero 12.

C'era un Golden Retriever, o almeno sembrava esserlo, anche se il pelo era un po' più scuro del classico dorato, quasi color miele bruciato. Non abbaiava come gli altri. Se ne stava seduto in un angolo, con la testa leggermente inclinata, e li guardava con quegli occhi marroni che sembravano contenere una domanda silenziosa. Aveva circa un anno, gli dissero, era stato trovato abbandonato in autostrada due mesi prima. Era buono, dolcissimo, ma nessuno lo aveva ancora scelto.

Marco si inginocchiò davanti alla rete. "Ciao, bello," disse piano. Il cane non si mosse, continuò a guardarlo. Poi, lentamente, come se dovesse decidere se fidarsi o meno, si alzò e si avvicinò. Annusò le dita di Marco attraverso la rete, poi guardò Laura. Fu in quel momento che accadde qualcosa di indefinibile. Il cane fece un piccolo suono, a metà tra un guaito e un sospiro, e Laura sentì qualcosa spaccarsi nel petto.

"Possiamo entrare?" chiese con una voce che tremava più di quanto avrebbe voluto.

Nella piccola area di socializzazione, il cane si avvicinò con cautela. Non saltò addosso, non corse frenetico come altri cani che avevano visto. Si sedette davanti a loro e aspettò, come se chiedesse il permesso di essere amato. Laura gli accarezzò la testa, e il cane chiuse gli occhi. In quel gesto c'era tutto: la solitudine passata, la paura, ma anche la speranza. Marco lo abbracciò, sentendo il cuore del cane battere forte contro il suo petto.

"Come lo volete chiamare?" chiese la volontaria, già compilando i moduli.

Laura e Marco si guardarono. Non avevano preparato nomi, avevano detto che lo avrebbero deciso "quando avrebbero trovato il cane giusto." Ma guardando quegli occhi, quel muso dolce, quella coda che aveva iniziato a muoversi piano piano, il nome arrivò da sé.

"Max," disse Marco. "Si chiama Max."

Il viaggio di ritorno fu silenzioso. Max sedeva sul sedile posteriore, guardando fuori dal finestrino con un'espressione di meraviglia, come se vedesse il mondo per la prima volta. Ogni tanto girava la testa verso di loro, come per assicurarsi che fossero ancora lì, che tutto quello fosse reale. Laura continuava a voltarsi per guardarlo, e ogni volta Max la fissava con quegli occhi che già dicevano: "Grazie."

Quando entrarono in casa, Max annusò ogni angolo, ogni stanza, ogni mobile. Si fermò davanti al divano, guardò Laura come per chiedere il permesso, e solo quando lei fece un cenno di assenso, ci salì. Si acciambellò, mise il muso sulle zampe, e per la prima volta da quando lo avevano visto, sembrò rilassarsi davvero.

Quella notte, Laura e Marco lo guardarono dormire. "Cosa abbiamo fatto?" sussurrò Marco, ma stava sorridendo. "Abbiamo preso un figlio a quattro zampe, ecco cosa."

Questo è solo l'inizio del racconto. Ogni storia Storyamo prosegue con i dettagli che ci affidi: i nomi giusti, i luoghi veri, le piccole cose che rendono una storia inconfondibilmente vostra.

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